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25/03/2020 Covid 19: i geometri possono lavorare?

Il presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri, Maurizio Savoncelli, scrive agli iscritti per precisare l’applicabilità del Dpcm 22/3/2020 alla categoria e annuncia che il Consiglio Nazionale è impegnato nella redazione delle linee guida inerenti i principali ambiti di prestazioni professionali, erogate in regime di limitazione da Covid-19: il dossier sarà reso disponibile a tutti gli iscritti nei prossimi giorni.

 

 

Il Dpcm 22/3/2020 «Sospensione delle attività produttive non essenziali» – in vigore dal 22 marzo ed efficace sino al 3 aprile – non sospende le attività professionali rientranti nel codice Ateco al numero 71 «Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudo ed analisi tecniche» (nella fattispecie: codice Ateco 71.12.30 «Attività tecniche svolte dai geometri»).

Ecco quanto scrive il presidente dei Geometri agli iscritti

Tali attività potranno essere svolte restando comunque ferme le raccomandazioni cui all’art. 1, punto 7, del Dpcm 11/3/2020:

  • adottare protocolli di sicurezza anti-contagio come il rispetto della distanza interpersonale;
  • limitare al minimo gli spostamenti e adottare modalità di lavoro agile;
  • i collaboratori e i dipendenti in smart working potranno recarsi negli studi professionali e trattenersi per il solo tempo necessario per il ritiro e la consegna dei documenti;
  • i professionisti non possono incontrare i propri clienti presso gli studi se non nel caso di assoluta necessità, e devono privilegiare la consulenza mediante strumenti di comunicazione a distanza;
  • le attività indifferibili ed urgenti sono individuate sulla base della autonoma e insindacabile valutazione del professionista coperta da segreto professionale, nel rispetto, comunque, degli obblighi di prevenzione del contagio da Covid- 19 previsti dalla normativa attualmente vigente;
  • il professionista può recarsi presso gli uffici postali al fine dell’invio e/o ritiro della corrispondenza.

Per ciò che concerne i cantieri

  • Le attività espressamente non sospese perché ritenute strategiche in quanto attinenti lavori di ingegneria civile (cod. 42) sono: costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali; costruzione di linee ferroviarie e metropolitane; costruzione di ponti e gallerie; costruzione di opere di pubblica utilità per il trasporto di fluidi; costruzione di opere di pubblica utilità per l’energia elettrica e le telecomunicazioni; costruzione di opere idrauliche; lottizzazione dei terreni connessa con l’urbanizzazione; altre attività di costruzione di altre opere di ingegneria civile; installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di installazione di costruzione.
  • Le più importanti attività temporaneamente sospese in quanto considerate ordinarie sono: la costruzione di edifici e le attività che riguardano lo sviluppo di progetti immobiliari senza costruzione (codice 41); la costruzione di edifici residenziali e non residenziali (codice 41.20.00); la demolizione e preparazione del cantiere edile (codice 43.10); la preparazione del cantiere edile e la sistemazione del terreno (codice 4312); il completamento e finitura di edifici (codice 43.30); altri lavori specializzati di costruzione, come ad esempio le coperture (codice 43.90).

Il blocco di queste attività è scattato lo scorso 23 marzo; i lavori e le provviste per rendere sicuri i cantieri o concludere opere improrogabili e urgenti, devono essere completati entro il 25 marzo 2020.

Sulla mancata sospensione delle attività professionali ritengo opportuno avanzare due precisazioni di merito

  1. La mancata sospensione dell’attività professionale non ci deve distogliere dal compito al quale siamo chiamati ad assolvere prima di tutto come cittadini: contribuire attivamente al contenimento del contagio da Covid-19, adottando comportamenti responsabili e massimamente rispettosi delle regole nei confronti di collaboratori, clienti e fornitori, garantendo in tal modo anche la sicurezza dei familiari e delle altre persone con le quali entriamo quotidianamente in contatto. Massima dedizione, quindi, all’erogazione di servizi e prestazioni professionali, ma solo a patto che ci siano le condizioni per poterli svolgere in totale sicurezza.
  2. La mancata sospensione delle attività professionali non implica in alcun modo l’esclusione dalle misure economiche che il Governo sta mettendo a punto per i professionisti ordinistici, e che vanno nella direzione delle proposte avanzate dal Consiglio Nazionale assieme alla Rete delle Professioni Tecniche e al Comitato Unitario delle Professioni, delle quali si è dato evidenza nella circolare inviata lo scorso 20 marzo «Decreto legge Cura Italia n. 18 del 17/3/2020 – Misure per i professionisti».

In tal senso, prosegue speditamente il lavoro e l’interlocuzione con i ministeri competenti per l’emanazione del Dm attuativo dell’art. 44 (entro 30 giorni dal 17 marzo).

Anticipo, infine, che il Consiglio Nazionale è impegnato nella redazione delle linee guida inerenti i principali ambiti di prestazioni professionali, erogate in regime di limitazione da Covid-19: il dossier sarà reso disponibile a tutti gli iscritti nei prossimi giorni.

Maurizio Savoncelli
Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati

 

16/02/2020 Bonus facciate, il catalogo ufficiale dei lavori con detrazione al 90%

La circolare 2/E delle Entrate chiarisce quali sono gli interventi agevolati. Dai balconi alle grondaie, dal cappotto termico agli impianti.

 

Il set degli interventi premiati dal bonus facciate è finalmente chiaro. Le Entrate hanno definito (con la circolare 2/E) il campo d’azione della maxi-detrazione Irpef/Ires al 90% riservata alle spese sostenute nel 2020. È confermato che lo sconto fiscale si applica agli edifici residenziali o non abitativi, purché situati nelle zone urbanistiche A e B o assimilate dalla normativa regionale o comunale.

Ecco il glossario delle opere agevolate, con l’indicazione di quelle che potrebbero anche beneficiare di altri bonus casa.

 

Balconi
Ok al bonus facciate del 90% per interventi di pulitura e tinteggiatura della superficie, consolidamento, ripristino o rinnovo degli elementi costitutivi dei balconi posti sulla facciata esterna. Bonus ammesso anche se i lavori sui balconi rientrano nel recupero o restauro della facciata esterna.

In assenza dei requisiti per il bonus facciate (es. per edifici in zona C o per balconi su facciata interna non visibile dalla strada), c’è la detrazione standard del 50 per cento. Attenzione: in questo caso la manutenzione ordinaria (come la pulizia e tinteggiatura) è agevolata solo sulle parti comuni condominiali.

Cancelli e portoni
Non hanno il bonus facciate, ma possono generalmente beneficiare della detrazione standard del 50 per cento. Se l’intervento è finalizzato a migliorare la sicurezza, risulta agevolato a prescindere dall’inquadramento edilizio (es. cambio della serratura, installazione di grate e così via).

Cornicioni

Ammesso il bonus facciate per i lavori riconducibili al decoro urbano (pulizia, tinteggiatura, consolidamento, ripristino o rinnovo), se si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.

Se non ci sono i requisiti per il bonus facciate, c’è la detrazione standard del 50 per cento.

Facciata
Sono agevolati con il bonus del 90% gli interventi di pulitura, tinteggiatura, consolidamento, ripristino, miglioramento delle caratteristiche termiche, rinnovo degli elementi costitutivi della facciata esterna. Il tutto, però, a due condizioni:
– deve trattarsi dell’involucro esterno visibile dell’edificio (intero perimetro esterno), escluse le facciate interne non visibili dalla strada o da suolo pubblico.
– se l’intervento influisce dal punto di vista termico, o comunque interessa oltre il 10% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, per avere il bonus del 90% bisogna rispettare i requisiti minimi indicati nel Dm 26 giugno 2015 e i valori limite di isolamento termico (trasmittanza) di cui al Dm 26 gennaio 2010.

In alternativa al bonus facciate (es. facciate confinanti con cortili o cavedi), se l’intervento raggiunge i requisiti di isolamento termico, si può avere l’ecobonus del 65%, elevato al 70% per interventi su parti condominiali che interessano almeno il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio (per queste ultime due detrazioni, già prorogate sino alla fine del 2021 per gli interventi su parti comuni, è possibile la cessione del credito).

In assenza dei requisiti per il bonus facciate: detrazione del 50% sulle ristrutturazioni.

Finestre
Non sono premiate dal bonus facciate, così come vetrate, infissi e grate. In caso di riparazione o sostituzionesenza modifiche di materiali, forma e/o colori: detrazione del 50% solo su parti comuni condominiali.

In caso di sostituzione con modifica di materiale, forma e/o colore: detrazione del 50%; in alternativa, è possibile l’ecobonus (che è anche detrazione Ires, e non solo Irpef) se si raggiungono i requisiti di isolamento di cui al Dm 26 gennaio 2010. Anche in quest’ipotesi, per l’ecobonus è possibile la cessione del credito e, per interventi su parti comuni, l’agevolazione è già prorogata fino alla fine del 2021.

Grondaie
Ammesso il bonus facciate per riparazione o sostituzione, se le grondaie si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.

Se non ci sono i requisiti per il bonus facciate, c’è la detrazione standard del 50 per cento.

Impianti
La detrazione del 90% riguarda solo la sistemazione delle parti impiantistiche che si trovano sulla parte opaca della facciata (es. cavi dei condizionatori o dell’antenna). Su altre parti impiantische, invece, spetta la detrazione standard del 50 per cento.

Lastrico solare

Le coperture orizzontali, come lastrici e terrazze, non sono parte della facciata esterna. Per gli interventi su queste componenti edilizie spettano quindi le altre detrazioni (50% edilizio standard, o ecobonus al 65% se si raggiungono i requisiti di rendimento energetico).

Muro di cinta
Gli interventi sul muro di cinta o su eventuali recinzioni dell’edificio non possono avere il bonus facciate, perché la recinzione non costituisce parte dell’involucro del fabbricato. Questi interventi possono avere il 50% edilizio standard (grate e cancellate potrebbero essere agevolate in quanto opere anti-intrusione).

Ornamenti e fregi
Ai fini del bonus facciate, sono parificati ai balconi. Quindi, hanno il 90% gli interventi – compresa la semplice pulitura o tinteggiatura – dei fregi e degli ornamenti sulle facciate esterne. In alternativa, spetta la detrazione del 50% sui lavori edilizi standard.

Parapetti e pluviali
Ammesso il bonus facciate per riparazione o sostituzione di parapetti e pluviali, se si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.

Se non ci sono i requisiti per il bonus facciate, c’è la detrazione standard del 50 per cento.

Ponteggio

Le spese per il noleggio del ponteggio per le facciate esterne, anche se pagate a un’impresa diversa da quella che esegue i lavori, sono comprese nella detrazione del 90 per cento.

Progettazione
Rientrano nel bonus facciate anche le spese di progettazione e le altre spese professionali (es. perizie, sopralluoghi, redazione Ape, asseverazione).

Tende e schermature solari
Tende e schermature solari non beneficiano del bonus facciate, ma di una particolare tipologia di ecobonus al 50%, che agevola però l’installazione (non la semplice manutenzione) dei sistemi di schermatura indicati all’allegato M del Dlgs 311/2006. Anche in questo caso, per l’ecobonus è possibile la cessione del credito e, per interventi su parti comuni, l’agevolazione è già prorogata fino alla fine del 2021.

Tetto
Le coperture non sono parte della facciata esterna. Come accade per i lastrici solari, per gli interventi su queste componenti edilizie spettano quindi le altre detrazioni (50% edilizio standard, o ecobonus al 65% se si raggiungono i requisiti di rendimento energetico).

tratto da: https://www.ilsole24ore.com/art/bonus-facciate-catalogo-ufficiale-lavori-detrazione-90percento-ACg5GcJB?utm_medium=FBSole24Ore&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR2YeZwVybLGei1Jltz05-O0VWZbU6eaecU4X6X2YC-VViluzZ-ng1e5gt0#Echobox=1581783754

Consumo sul posto immediato negli esercizi di vicinato: possibile abbinare tavoli e sedute

Il Consiglio di Stato, con sentenza dello scorso mese di marzo, ha emesso una pronuncia innovativa sul cosiddetto “consumo sul posto”, che supera il principio della “non abbinabilità” di tavoli e sedie, sì che il discrimine tra l’attività di somministrazione di alimenti e bevande e quella di vendita per il consumo sul posto da parte degli esercizi di vicinato rimane unicamente la presenza o meno del servizio assistito.

Come è noto, il DL 4 aprile 2006, n. 223 (convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2006, n. 248) stabilisce che le attività commerciali, sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni: il divieto o l’ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo immediato dei prodotti di gastronomia presso l’esercizio di vicinato, utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.

Lo stesso decreto consente il consumo sul posto anche ai titolari di impianti di panificazione con le stesse modalità applicative cui devono sottostare i titolari di esercizi di vicinato.

Il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, stabilisce che anche agli imprenditori agricoli è consentito effettuare “… il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita, utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo, con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-sanitario”.

Attraverso successive interpretazioni intervenute per circolari e risoluzioni il Ministero dello sviluppo economico ha ritenuto che:

  • tali fattispecie di consumo sul posto non possono essere automaticamente estese alle attività artigianali diverse da quelle dei panificatori, quali gelaterie, pizzeria al taglio, e così via (salvo non svolgano nella stessa sede legittimamente anche attività di vendita al dettaglio quale esercizio di vicinato) in quanto non previste dalla disciplina normativa nazionale di riferimento;
  • nei locali degli esercizi di vicinato, gli arredi non possono coincidere con le attrezzature tradizionalmente utilizzate negli esercizi di somministrazione, quali ad esempio le apparecchiature per le bevande alla spina, tavoli e sedie così come macchine industriali per il caffè, né può essere ammesso, in quanto espressamente vietato dalla norma, il servizio assistito.
  • per garantire le condizioni minime di fruizione è stato ritenuto ammissibile solo l’utilizzo di piani di appoggio di dimensioni congrue all’ampiezza ed alla capacità ricettiva del locale nonché la fornitura di stoviglie e posate a perdere;
  • successivamente, il MISE ha previsto la possibilità di consentire la presenza di un limitato numero di panchine o altre sedute non abbinabili ad eventuali piani di appoggio, essendo invece tipica di bar e ristoranti la consumazione seduti al tavolo, anche se eventualmente svolta con modalità self-service.

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2280, del 21 marzo 2019, ha superato le condizioni poste dal MISE alla presenza di arredi, mantenendo l’unico limite dell’assenza del servizio assistito di somministrazione.

Secondo i giudici vale il principio, di carattere generale, secondo cui negli esercizi di vicinato, allorché legittimati alla vendita dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare, è ammesso il consumo sul posto di prodotti di gastronomia, purché in assenza del servizio “assistito” di somministrazione.

Ad avviso del Consiglio di Stato deve pertanto concludersi che in assenza di un vero e proprio servizio al tavolo da parte di personale impiegato nel locale, il mero consumo in loco del prodotto acquistato, sia pure servendosi materialmente di suppellettili ed arredi – anche dedicati – presenti nell’esercizio commerciale (ossia, in primis, tavoli e sedie, ma a rigore anche tovaglioli o stoviglie, la cui generale messa a disposizione per un uso autonomo e diretto di per sé non integra un servizio di assistenza al tavolo, ben potendo essere utilizzati anche dagli acquirenti che decidano di non fermarsi nel locale), non comporta un superamento dei limiti di esercizio dell’attività di vicinato.

Del resto, il DL 4 aprile 2006, n. 223, inequivocabilmente precisa che l’attività di vicinato può porsi in essere “utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda”, ossia innanzitutto – ed intuibilmente – tavoli e sedie, a prescindere dal fatto che queste siano collegate o meno ai primi.

Non trova quindi fondamento normativo né logico la pretesa, tra l’altro, di precludere l’abbinamento tra arredi, sedie e tavoli, posto da alcune circolari e risoluzioni del Ministero dello sviluppo economico.

Ferma restando, come già detto, l’irrilevanza degli “abbinamenti” tra tavoli e sedie, il Collegio ha ritenuto che la mera presenza, sui primi, di stoviglie e sottopiatti (così come, in ipotesi, di tovaglie o altri accessori atti a preservare l’igiene e la pulizia degli arredi) non fornisca un univoco indice della sussistenza di un servizio al tavolo ad opera del gestore del locale, presupposto ineludibile perché possa esorbitarsi dal contesto del consumo sul posto nell’esercizio di vicinato.

 

TRATTO DA: http://www.confesercenti.gr.it/consumo-su-posto-esercizio-di-vicinato-possibile-abbinare-tavoli-sedie/

16 marzo 2019 – “Comuni montani, l’Imu sui terreni agricoli per il 2014 non andava pagata”

La commissione tributaria provinciale, accogliendo il ricorso di una piacentina proprietaria di alcuni appezzamenti nel territorio di Pianello, ha stabilito chel’Imu 2014 per i terreni agricoli dei comuni collinari e montani della nostra provincia non andava pagata.
Un pronunciamento che apre la porta a decine di ricorsi e che potrebbe esporre tutti i Comuni piacentini di collina e montagna a una raffica di richieste di rimborso.

“Fino al 2013 la tassazione non era dovuta per le zone svantaggiate – spiega l’avvocato Gian Piero Antonini Zambelli, legale della donna – mentre per il 2014 e il 2015 venne reintrodotta da parte del governo. Di fatto, però, la normativa cambiò solo nel 2015, perché nel 2014 non fu convertito il relativo decreto legge. Quindi, secondo il principio per cui nessuna legge può imporre un’imposizione retroattiva, la mia assistita non pagò e ora la commissione tributaria le ha dato ragione”.

tratto da: www.liberta.it

28 gennaio 2019 – PROGETTI FINANZIABILI PER LA SICUREZZA DELLE IMPRESE: LA NUOVA EDIZIONE DEL BANDO INAIL (ISI)

Di seguito il link dove sono illustrati le tipologie di progetti finanziati a fondo perduto, contenuti nel bando indetto dall’Inail:

 

 

http://www.unionecommerciantipc.it/news-157/news/progetti-finanziabili-per-la-sicurezza-delle-imprese-la-nuova-edizione-del-bando-inail-isi.html?fbclid=IwAR2THiEeCRfIvlQpRQS_BgDZ1YOc28TY1i3yZTP9FH9WCSnslJwiq6kMBao

16 ottobre 2018 – Flat tax 15% per le Partite Iva fino a 65 mila euro e proroga di un anno dei bonus casa

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di ieri sera, ha dato il via libera al disegno di legge di Legge di Bilancio 2019 ‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021’ e ai due DL ‘Disposizioni urgenti in materia fiscale’ e ‘Disposizioni urgenti per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili’, cioè il Decreto Fiscale e il Decreto Semplificazione.

Subito dopo la seduta il Documento programmatico di Bilancio 2019 è stato inviato a Bruxelles. Vediamo le misure di interesse per il nostro settore:

Flat Tax 15% per Partite Iva fino a 65 mila euro

Il disegno di legge di Legge di Bilancio 2019 estende la soglia del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15%. Si tratta di una misura ampiamente annunciata che alza a 65.000 euro il tetto di fatturato del regime forfettario, ora fissato a 30.000 euro.

Il nuovo regime con tassazione al 15% sarà introdotto dal 1° gennaio 2019 e amplierà la platea di almeno altre 500mila partite Iva rispetto a quelle che già oggi rientrano nel regime forfettario. Dal 2020 il tetto di ricavi e compensi salirà a 100mila euro. Una norma che dovrà però prima ottenere il via libera di Bruxelles. È confermata l’aliquota del 5% per 5 anni per le nuove attività.

Ecobonus, bonus ristrutturazioni, bonus mobili e bonus verde

Il documento inviato a Bruxelles prevede la proroga al 31 dicembre 2019 del bonus ristrutturazione del 50% e dell’ecobonus per gli interventi di efficientamento energetico, sia di quelli detraibili al 65% che di quelli per i quali l’anno scorso l’aliquota è stata abbassata dal 65 al 50% (infissi, schermature solari, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione almeno in Classe A e caldaie a biomassa).

Vengono prorogati al 2019 anche il bonus del 50% per mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata finalizzati all’arredo degli immobili oggetto di ristrutturazione e il bonus verde del 36%.

Il sismabonus non è citato nel documento, per cui riteniamo che non sia prevista alcuna novità sostanziale. La proroga non è necessaria perchè questa detrazione scade il 31 dicembre 2021.

L’orizzonte temporale delle proroghe dei bonus casa è stato prospettato nelle scorse settimane da esponenti del Governo: a fine settembre il presidente della commissione Industria del Senato Gianni Girotto (M5S) annunciava una proroga ‘fino al 31 dicembre 2021 con un decalage’ per tutto il pacchetto degli sconti dedicati ai lavori in casa (ecobonus, bonus ristrutturazioni e relative diramazioni), mentre pochi giorni fa, rappresentanti del Ministero dello Sviluppo economico hanno promesso alle imprese una ‘proroga almeno biennale’ delle detrazioni.

15 miliardi di euro per gli investimenti pubblici

Si stanziano 15 miliardi di euro aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico e dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti di investimento.

Fatturazione elettronica, IVA e Ires

Il Decreto Fiscale, tra le numerose misure, conferma al 1° gennaio 2019 l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica, riducendo per i primi 6 mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici.

Dà la possibilità di emettere fatture entro 10 giorni dall’operazione alla quale si riferiscono e prevede che le fatture debbano essere annotate nel registro entro il giorno 15 del mese successivo alla loro emissione. Si prevede che il pagamento dell’Iva slitti al momento in cui la fattura viene incassata.

Si taglia dal 24% al 15% l’Ires sugli utili reinvestiti per ricerca e sviluppo, macchinari e per garantire assunzioni stabili, incentivando gli investimenti e l’occupazione stabile.

Semplificazioni in materia di appalti

Il Decreto Semplificazione introduce semplificazioni in materia di appalti. Il comunicato del Governo non entra nei dettagli. Se fosse confermato quanto previsto la scorsa settimana con la Nota di aggiornamento al DEF, si tratterebbe di uno snellimento della fase di programmazione delle delibere Cipe, “con un collegamento più stretto con il lavoro progettuale delle Stazioni Appaltanti”.

La riforma – spiegava il DEF – faciliterà l’accesso delle PMI al mercato degli appalti, cosa che, secondo il Governo, limiterà anche il fenomeno del subappalto. I contratti sotto la soglia comunitaria, si legge nel DEF, verranno assegnati con una riserva di quote per le PMI, contemplando una riserva anticipata di quote appaltabili. Si intende così ridurre le possibilità di deroga al Codice Appalti e introdurre il principio della territorialità, cioè gli ‘appalti a chilometro zero’.

Le modifiche al Codice degli Appalti avranno, inoltre, l’obiettivo di rendere più efficienti i pagamenti della Pubblica Amministrazione e di facilitare l’estensione della compensazione tra crediti e debiti della Pubblica Amministrazione.

640 milioni per le ferrovie e 25 milioni di euro per Genova

Con il Decreto Semplificazione viene autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per il 2018 per finanziare la parte servizi 2016/2021, del contratto di programma tra Ministero delle infrastrutture e Ferrovie dello Stato. Per la parte investimenti 2017/2021, invece, si prevede la spesa di 600 milioni per il 2018.

Sono stanziati ulteriori fondi per Genova. Per la ristrutturazione dell’Autotrasporto 10 milioni di euro per il 2018 e 15 milioni per l’adeguamento dei porti.

 

 

tratto da www.edilportale.com

10 maggio 2018 – Bonus Verde: novità e opportunità della detrazione per il giardino

Una grossa novità del 2018 è rappresentata dalla possibilità del cosiddetto “Bonus Verde”, cioè, la detrazione fiscale prevista a fronte di spese sostenute per la sistemazione di aree verdi pertinenziali ad una singola abitazione o ad edifici condominiali. Come per tutte le altre detrazioni fiscali già valide negli anni precedenti, anche il Bonus Verde ha delle regole precise.

 

Bonus verde: le caratteristiche

È detraibile in 10 quote annuali di ugual valore dalla dichiarazione dei redditi a partire dall’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese. La detrazione spetta nella misura del 36% della spesa sostenuta con un massimale di € 5.000; quando si parla di condominio, invece, il 36% ed il massimale di € 5.000 sono da considerare per ogni singola unità immobiliare che partecipa alla spesa.

Al contrario del Bonus Mobili, il Bonus Verde è una detrazione completamente autonoma e non deve esser collegata ad altre attività lavorative di ristrutturazione; pertanto, quando si sostengono delle spese per rifare il cortile (senza che siano eseguite altre opere edilizie), ogni condomino avrà diritto alla detrazione del 36% della spesa sostenuta.

Bonus verde: cos’è detraibile

Le opere detraibili sono tutte quelle riconducibili genericamente alla sistemazione delle aree verdi, quali ad esempio:
– la semina di un nuovo manto erboso dopo aver disfatto quello precedente;
– la realizzazione o manutenzione di un impianto di irrigazione;
– la realizzazione o manutenzione di un pozzo;
– la realizzazione o manutenzione di un tetto-giardino o giardini pensili;
– le spese per la progettazione colturale dell’area verde e delle aiuole;
– l’acquisto e posa di nuovi vasi e fioriere per parti comuni (in attesa di eventuali ulteriori indicazioni dall’Agenzia delle Entrate).

Gli adempimenti

In tutti questi casi, dunque, non sarà necessario presentare alcuna pratica in Comune o all’ENEA, né tantomeno produrre comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, ma solamente procedere con un pagamento tramite bonifico bancario speciale per “ristrutturazione edilizia”, nell’attesa che le banche si attrezzino con una nuova dicitura e che l’Agenzia delle Entrate fornisca ulteriori chiarimenti.

L’unico adempimento previsto alla data attuale è dunque quello di consegnare a chi cura la dichiarazione dei redditi la copia della fattura e del relativo bonifico bancario e di conservare tali documenti negli anni a venire.

Bonus Verde nei condomini

In commento al Bonus Verde nei condomini, si può affermare che spetti un totale complessivo 36%+36% (massimale complessivo di € 10.000) al singolo condomino che proceda con delle spese per la sistemazione di verde privato (36% – 5.000 €) oltre a partecipare per la propria quota alla sistemazione del verde condominiale (36% – 5.000 €).

Altri casi particolari

Per eventuali altri casi particolari, come la vendita dell’immobile che beneficia della detrazione o la morte del beneficiario valgono le medesime regole delle altre detrazioni fiscali. Inoltre la detrazione del Bonus Verde può dirsi valida anche per gli imprenditori individuali e le società di persone (snc, sas ess) se l’immobile su cui si eseguono i lavori di sistemazione del verde non costituisce un bene strumentale all’attività dell’impresa.

tratto da: https://www.ediltecnico.it/62430/bonus-verde-ultime-novita-oportunita/

10 marzo 2018 – Diritto d’autore sul progetto architettonico

 

Oggi affrontiamo alcuni aspetti che riguardano il Diritto d’Autore sui progetti architettonici realizzati da Geometri, Architetti o Ingegneri.

Ovviamente il punto di partenza deve essere la Legge sul Diritto d’Autore, Legge 22/04/1941 n° 633 “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”

 

Ma per attenerci ai casi specifici dei progetti architettonici, la prima menzione vi è con la legge n° 144 del 2 marzo 1949 (Testo unico della tariffa per le prestazioni professionali dei Geometri) che all’ art. 7 così recita:


Art. 7 – PROPRIETA’ INTELLETTUALE. IMPIEGO RIPETUTO DELLA STESSA PRESTAZIONE

La proprietà intellettuale che spetti al geometra in conformità alle leggi, per l’opera ideata e gli atti tecnici che la compongono, non è in alcun modo pregiudicata dall’avvenuto pagamento dei compensi e indennizzi dovutigli.
Il committente non può, senza il consenso del geometra, valersi dell’opera e degli atti tecnici che lo compongono per uno scopo diverso da quello per cui furono commessi.
Qualora un elaborato venga usato anche per altre applicazioni, oltre quella per cui fu commesso, o ne venga dal committente ripetuto l’uso, al geometra spetta, per ogni nuova applicazione, un compenso non inferiore al 25 % e non superiore al 50 % delle competenze stabilite dalla tariffa in ragione inversa del numero delle applicazioni oltre alle intere competenze per le nuove prestazioni da esse dipendenti (rilievi, tracciamenti, contratto, direzione dei lavori, liquidazione, ecc.).

Stesso concetto che viene ribadito dal Consiglio Nazionale Geometri con la Circolare n° 832 del 27/01/2011

http://www.geometrimo.it/wp-content/uploads/2015/02/832_elaborati_prestazione_commessa.pdf

 

Interessante anche questo documento del 2016 pubblicato dall’Ordine degli Architetti di Genova, redatto dall’Avv. Pugliese dove vengono trattati 3 casi molto ricorrenti, in particolare il CASO 2 dove si parla della riproduzione da parte di terzi di foto del progetto, obbligo di citazione del progettista ed eventuale risarcimento danni:

http://ordinearchitetti.ge.it/wp-content/uploads/2016/12/Il-Diritto-dautore_lineamenti-generali-ed-opere-di-architettura2.pdf

10 ottobre 2017- Fabbricati Rurali – resa nota la data entro cui eseguire l’accatastamento

fabbricato-rurale-regolarizzazione

Con la nota prot. 213605 del 10/10/2017 la Direzione Centrale Catasto, Cartografia e Pubblicità Immobiliare pone fine al rebus del termine entro il quale i professionisti devono accatastare i Fabbricati Rurali o ex Rurali.

La nota AGE.AGEDC001.REGISTRO UFFICIALE.0213605.10-10-2017-U a firma dell’Ing. Maggio risolve importanti dubbi il merito all’obbligo di accatastamento dei Fabbricati Rurali censiti al Catasto Terreni da dichiarare al Catasto Edilizio Urbano ai sensi dell’art. 13, commi 14-ter e 14-quater, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201.

Oltre a chiarire la prassi da seguire sia per gli immobili che hanno perso i requisiti di ruralità, sia per i fabbricati che per destinazione attuale non hanno l’obbligo di essere accatastati al Catasto Edilizio Urbano, la nota chiarisce definitivamente il termine entro il quale il Tecnico Incaricato di redigere la pratica di accatastamento deve presentare l’atto di aggiornamento catastale.

La nota infatti precisa che la notifica degli atti di contestazione è prevista a partire dalla fine del corrente mese di ottobre, tuttavia allo scopo di porre in essere ogni possibile forma di collaborazione con i contribuenti e le categorie professionali, l’Ufficio potrà comunque differire l’invio dell’atto di contestazione nei casi in cui il tecnico incaricato segnali che l’atto di aggiornamento è in corso di predisposizione e verrà presentato non oltre la metà del mese di novembre.

12 giugno 2017 – Falsificare l’attestato energetico è reato penale

Rientra nel reato di truffa (articolo 640 cod. pen.) la falsificazione dell’Attestato di prestazione energetica (cd. APE), allegato ad un contratto di vendita immobiliare, nel caso la vendita abbia ad oggetto un alloggio con una classe energetica “diversa” da quella dichiarata nell’attestato.
Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 16644/2017.
Ma veniamo ai fatti: l’acquirente ricorre in Cassazione contestando la vendita di un immobile “con caratteristiche diverse da quelle dichiarate con riguardo alla definizione della categoria energetica”. A parere di questi, infatti, il costruttore era consapevole di avere effettuato lavori in economia e, quindi, non poteva essere in buona fede quando ha venduto come energeticamente “virtuoso” un immobile che nella realtà presentava una classe energetica più bassa di quella indicata contrattualmente.
Eppure, la Corte d’appello, ritenendo il venditore in buona fede (in quanto aveva confidato nelle valutazioni dei tecnici che attestavano la conformità delle opere al progetto), lo assolveva dal reato di truffa contrattuale.
In direzione opposta, invece, la decisione della Cassazione che ha annullato la sentenza impugnata e rinviato la stessa al giudice civile competente per valore in grado di appello.
Secondo la Corte, infatti, la difformità tra i lavori eseguiti e quelli progettati e la conseguente vendita dell’immobile con una classe energetica effettiva non corrispondente a quella dichiarata non poteva sfuggire al costruttore, dato che le opere effettuate risultano meno costose di quelle che avrebbero dovuto essere eseguite per rispettare i parametri energetici contenuti nel progetto.  In particolare – precisa la Cassazione – poiché il risparmio di spesa era noto al venditore, è “manifestamente illogica” la parte della sentenza d’appello che esclude l’elemento soggettivo della truffa esclusivamente sulla base dell’affidamento che l’imputato avrebbe fatto nelle certificazioni di conformità dei tecnici che avevano eseguito il collaudo.
È, dunque, richiesta al venditore la massima diligenza nell’indicare, nell’atto di vendita, la classe energetica dell’immobile. Sul punto, vale la pena ricordare che:
  • il rilascio dell’attestato di prestazione energetica è obbligatorio nei casi di vendita, trasferimento di immobili a titolo gratuito o di nuova locazione di edifici o unità immobiliari; in tutti i casi, il proprietario deve rendere disponibile l’APE al potenziale acquirente o al nuovo locatario all’avvio delle rispettive trattative e consegnarlo alla fine delle stesse;
  • in caso di vendita o locazione di un edificio prima della sua costruzione, il venditore o locatario fornisce evidenza della futura prestazione energetica dell’edificio e produce l’attestato entro 15 giorni dalla richiesta di rilascio del certificato di agibilità;
  • nei contratti di vendita, negli atti di trasferimento o nei nuovi contratti di locazione è inserita apposita clausola con la quale l’acquirente o il conduttore danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell’attestato, in ordine alla attestazione energetica degli edifici.
Sul piano sanzionatorio si fa presente che: in caso di violazione dell’obbligo di dotare l’edificio o l’appartamento dell’APE il proprietario è punito con una sanzione amministrativa non inferiore a 3.000 euro e non superiore a 18.000 euro; nel caso la violazione riguardi, invece, un nuovo contratto di locazione, il proprietario è punito con una sanzione da 300 euro a 1800 euro.

Rischi di elevate sanzioni anche per il professionista qualificato che rilascia un attestato di prestazione energetica degli edifici senza il rispetto dei criteri e delle metodologie definiti dalla legge; in tal caso, la sanzione amministrativa va da un minimo di 700 euro ad un massimo 4.200 euro. Per di più, l’ente locale e la regione o provincia autonoma, che applicano le sanzioni secondo le rispettive competenze, danno comunicazione ai relativi ordini o collegi professionali per i provvedimenti disciplinari conseguenti.

 

tratto da www.ingenio-web.itPrestazione-Energetica