Archive for LAVORI GIULIO BORLENGHI GEOMETRA

Villa in vendita in località I Bruciati – Folignano – Ponte dell’Olio (PC)

In Località “Case Bruciati” di Folignano in Ponte dell’Olio immersa nel verde, una villa singola di circa 160 mq oltre giardino/frutteto di 660 mq e bosco di 290 mq il tutto in proprietà.
La villa si sviluppa su due livelli, oltre piano seminterrato composto da n.2 vani cantina.
Il piano terra è composto da un ampio salone con camino e annesso ampio portico con gradevole vista sul frutteto.
Il piano terra si completa con pranzo, angolo cottura e servizio. L’intero piano terra affaccia ed ha accesso al giardino.
Al piano primo troviamo un ampio disimpegno e tre camere da letto (due matrimoniale e una singola) e un bagno completo di doccia.
Nel frutteto vicino alla casa troviamo un box comodo per il rimessaggio di una machina.
Classe energetica G

€ 170.000

19/06/2020 Perché il bonus del 110% per le ristrutturazioni è un potenziale boomerang

L’autore di questo post è Costantino Ferrara, vice presidente di sezione della Commissione tributaria di Frosinone, già giudice onorario del Tribunale di Latina, presidente Associazione magistrati tributari della Provincia di Frosinone –

 

Tra le misure di spicco contenute nel decreto Rilancio, giocano un ruolo principale le detrazioni fiscali per i lavori di efficientamento energetico e sismico degli edifici, innalzate alla misura del 110% per i lavori commissionati dai privati sulle abitazioni.

In particolare, più che l’innalzamento della misura del bonus, oggi addirittura superiore alla spesa, la parte di maggior interesse riguarda la possibilità di trasformare le detrazioni in crediti d’imposta da cedere a terzi o addirittura alla ditta che esegue materialmente i lavori, a sconto del prezzo per la realizzazione degli stessi. In altri termini, come annunciato dallo stesso premier nella conferenza di presentazione del decreto, i cittadini avranno la possibilità di ristrutturare le proprie case senza spendere un euro.

Tutto molto bello. Ma a raccontarla in questo modo si rischia di far passare un messaggio sbagliato e, soprattutto, estremamente pericoloso per i privati cittadini, che si espongono a delle potenziali, pericolosissime truffe.

L’errore di fondo sta nel considerare che la ristrutturazione della propria abitazione sia “gratis”, cioè che il privato possa effettuare i lavori senza pagare nulla. In verità, il privato paga eccome i lavori. Nello specifico, li paga attraverso il credito d’imposta che matura a proprio favore, cedendo quel “benefit” alla ditta che esegue i lavori o ad un terzo. Comprendere questa differenza tra “non pagare i lavori” e “pagarli con il credito d’imposta” è fondamentale da un punto di vista pratico, più che teorico.

Infatti, nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate contesti la spettanza della detrazione e del credito, le conseguenze e i recuperi d’imposta ricadrebbero direttamente sul cittadino, chiamato a riversare all’Erario le somme contestate, oltre a sanzioni e interessi.

In altre parole, facendo un esempio basato su numeri di fantasia, immaginiamo che il cittadino commissioni ad una ditta l’esecuzione di lavori di isolamento termico sulla propria abitazione. Immaginiamo poi che la ditta effettui un preventivo, stimando che tali lavori generino un credito d’imposta pari a 50.000 euro, accettando di eseguire gli stessi in cambio del credito d’imposta, senza alcun esborso di denaro richiesto al cittadino. La ditta esegue i lavori, viene certificato e ceduto il credito a titolo di pagamento e tutti felici e contenti.

La storia, però, non finisce proprio qui. Immaginiamo che la ditta abbia sovrastimato i lavori, allo scopo di far maturare (a proprio favore) un credito d’imposta più alto. Infatti, tanto più è alto l’importo attribuito ai lavori, tanto più è grosso il vantaggio per la ditta che riceve in pagamento il credito.

Che cosa succede in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate? Se la misura o la tipologia di lavori viene contestata e il credito d’imposta viene parzialmente (o totalmente) disconosciuto, il recupero d’imposta è rivolto nei confronti del cittadino. In altri termini, il privato si trova a dover pagare le somme (quei 50.000 euro iniziali del credito d’imposta ceduto alla ditta), maggiorate delle sanzioni e degli interessi.

Non è vero, dunque, che il privato cittadino esegue i lavori “senza pagare”. È un messaggio sbagliato. Il privato cittadino “paga” i lavori cedendo il proprio credito d’imposta: con la conseguenza che, qualora tale credito d’imposta venga messo in discussione, per un motivo o per un altro, il cittadino sarà costretto a restituire “monetariamente” quelle somme, con l’aggravio sanzionatorio.

L’altro lato della medaglia riguarda, appunto, le possibili truffe a cui i cittadini, specie i più deboli e ingenui, si trovano esposti, a causa di potenziali comportamenti scorretti posti in essere dalle ditte che propongono di eseguire i lavori.

È già iniziato il “circo” delle ditte che contattano le persone, offrendo di eseguire ingenti lavori a gratis. In particolare, alcune aziende propongono di realizzare lavori che valorizzano in decine di migliaia di euro, senza neppure effettuare un minimo studio di fattibilità sull’abitazione in oggetto. Offerte del genere sono il chiaro segnale di comportamenti poco corretti, le cui conseguenze ricadranno poi sui cittadini. Si tratta, con discrete probabilità, di ditte destinate a sparire nell’arco di pochi anni, dopo aver incamerato le somme derivanti dai lavori “gonfiati”.
È importante che i cittadini capiscano bene come funziona il meccanismo, per potersi difendere e scansare potenziali abusi, con conseguenze a proprio carico.

Sotto un profilo pratico, i lavori che danno diritto ai bonus non possono essere eseguiti indistintamente su qualunque abitazione e, soprattutto, non è possibile parlare di cifre prima ancora di effettuare delle rilevazioni e degli studi specifici sull’immobile. Peraltro, attribuire un valore molto alto ai lavori rappresenta un vantaggio soltanto per la ditta che li esegue e che riceve in pagamento il credito d’imposta. Dalla parte del cittadino, invece, l’eccessiva valorizzazione dei lavori esprime semplicemente la misura del rischio a cui egli si espone, essendo chiamato a restituire tale somma, oltre sanzioni e interessi, in caso di comportamenti abusivi. Tanto più è alto (gonfiato) l’importo dei lavori, tanto più c’è il rischio per il privato di subire un recupero fiscale di ingente importo.

Far capire questo sistema, è fondamentale per consentire al cittadino di individuare a monte le offerte poco serie e di affidarsi soltanto ad operatori qualificati, che prospettino delle soluzioni concrete e percorribili. Diffidare, quindi, delle imprese che propongono condizioni estremamente vantaggiose, sbandierando cifre a destra e a manca, senza aver neppure effettuato un sopralluogo tecnico sull’abitazione oggetto.

È importante che il cittadino sia il primo controllore, poiché gli effetti negativi di eventuali distorsioni o condotte poco chiare ricadranno direttamente su di lui. Con ciò non voglio assolutamente dire che la misura introdotta dal Governo sia negativa. Anzi, la stessa rappresenta un’opportunità straordinaria, tanto per i cittadini che potranno riqualificare le proprie abitazioni, quanto per le imprese che operano nel settore. Però, raccontarla in maniera distorta, rischia di favorire operatori poco seri, a discapito delle imprese che operano secondo legalità, oltre a rappresentare un potenziale boomerang per i cittadini, chiamati a restituire (maggiorate) le somme che hanno maturato come credito d’imposta, illudendosi di aver fatto i lavori “a gratis”.

 

tratto da: www.ilsole24ore.com

19/05/2020 Ecobonus 110% per tutte le seconde case?

L’ecobonus del 110% va esteso alle abitazioni unifamiliari adibite a seconda casa? Pare essere questo uno dei motivi del ritardo della pubblicazione del Decreto Rilancio, attesa per ieri sera ma non ancora avvenuta.

In queste ore è in corso la ‘limatura’ di alcuni articoli, tra cui quello che istituisce il superbonus del 110% agli interventi di riqualificazione energetica e di miglioramento sismico degli edifici. Il punto controverso sembra essere l’applicabilità della nuova agevolazione alle seconde case unifamiliari.

La bozza entrata in Consiglio dei Ministri, con una formulazione non proprio chiarissima, prevede che:

– il superbonus 110% su tutti gli interventi, sia di riqualificazione energetica che di miglioramento sismico (cappotto termico, caldaie, altri interventi di efficientamento energetico realizzati contestualmente, fotovoltaico, colonnine di ricarica per le auto elettriche, lavori di messa in sicurezza sismica) “si applica agli interventi effettuati dai condomini, nonché, sulle singole unità immobiliari adibite ad abitazione principale, dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, salvo quanto previsto al comma 11” (art. 128, comma 10);

– il superbonus 110% su cappotto termico, caldaie e altri interventi di efficientamento energetico realizzati contestualmente “non si applica alle spese sostenute dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, in relazione a interventi effettuati su edifici unifamiliari diversi da quello adibito ad abitazione principale” (art. 128, comma 11).

Quindi, prime case e seconde case che si trovano in un condominio hanno diritto al superbonus per tutti gli interventi, le unifamiliari prime case hanno diritto al superbonus per tutti gli interventi, le unifamiliari seconde case accedono al superbonus solo per i lavori antisismici.

L’esclusione consiste, dunque, nel fatto che le abitazioni unifamiliari adibite a seconda casa non hanno diritto al superbonus del 110% sui lavori di riqualificazione energetica.

Questo, come già detto, è quello che prevede l’ultima bozza disponibile del Decreto Rilancio. Attendiamo di vedere il testo definitivo che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale per sapere se il Governo ha cambiato idea.

tratto da www.edilportale.com

25/03/2020 Covid 19: i geometri possono lavorare?

Il presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri, Maurizio Savoncelli, scrive agli iscritti per precisare l’applicabilità del Dpcm 22/3/2020 alla categoria e annuncia che il Consiglio Nazionale è impegnato nella redazione delle linee guida inerenti i principali ambiti di prestazioni professionali, erogate in regime di limitazione da Covid-19: il dossier sarà reso disponibile a tutti gli iscritti nei prossimi giorni.

 

 

Il Dpcm 22/3/2020 «Sospensione delle attività produttive non essenziali» – in vigore dal 22 marzo ed efficace sino al 3 aprile – non sospende le attività professionali rientranti nel codice Ateco al numero 71 «Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudo ed analisi tecniche» (nella fattispecie: codice Ateco 71.12.30 «Attività tecniche svolte dai geometri»).

Ecco quanto scrive il presidente dei Geometri agli iscritti

Tali attività potranno essere svolte restando comunque ferme le raccomandazioni cui all’art. 1, punto 7, del Dpcm 11/3/2020:

  • adottare protocolli di sicurezza anti-contagio come il rispetto della distanza interpersonale;
  • limitare al minimo gli spostamenti e adottare modalità di lavoro agile;
  • i collaboratori e i dipendenti in smart working potranno recarsi negli studi professionali e trattenersi per il solo tempo necessario per il ritiro e la consegna dei documenti;
  • i professionisti non possono incontrare i propri clienti presso gli studi se non nel caso di assoluta necessità, e devono privilegiare la consulenza mediante strumenti di comunicazione a distanza;
  • le attività indifferibili ed urgenti sono individuate sulla base della autonoma e insindacabile valutazione del professionista coperta da segreto professionale, nel rispetto, comunque, degli obblighi di prevenzione del contagio da Covid- 19 previsti dalla normativa attualmente vigente;
  • il professionista può recarsi presso gli uffici postali al fine dell’invio e/o ritiro della corrispondenza.

Per ciò che concerne i cantieri

  • Le attività espressamente non sospese perché ritenute strategiche in quanto attinenti lavori di ingegneria civile (cod. 42) sono: costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali; costruzione di linee ferroviarie e metropolitane; costruzione di ponti e gallerie; costruzione di opere di pubblica utilità per il trasporto di fluidi; costruzione di opere di pubblica utilità per l’energia elettrica e le telecomunicazioni; costruzione di opere idrauliche; lottizzazione dei terreni connessa con l’urbanizzazione; altre attività di costruzione di altre opere di ingegneria civile; installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di installazione di costruzione.
  • Le più importanti attività temporaneamente sospese in quanto considerate ordinarie sono: la costruzione di edifici e le attività che riguardano lo sviluppo di progetti immobiliari senza costruzione (codice 41); la costruzione di edifici residenziali e non residenziali (codice 41.20.00); la demolizione e preparazione del cantiere edile (codice 43.10); la preparazione del cantiere edile e la sistemazione del terreno (codice 4312); il completamento e finitura di edifici (codice 43.30); altri lavori specializzati di costruzione, come ad esempio le coperture (codice 43.90).

Il blocco di queste attività è scattato lo scorso 23 marzo; i lavori e le provviste per rendere sicuri i cantieri o concludere opere improrogabili e urgenti, devono essere completati entro il 25 marzo 2020.

Sulla mancata sospensione delle attività professionali ritengo opportuno avanzare due precisazioni di merito

  1. La mancata sospensione dell’attività professionale non ci deve distogliere dal compito al quale siamo chiamati ad assolvere prima di tutto come cittadini: contribuire attivamente al contenimento del contagio da Covid-19, adottando comportamenti responsabili e massimamente rispettosi delle regole nei confronti di collaboratori, clienti e fornitori, garantendo in tal modo anche la sicurezza dei familiari e delle altre persone con le quali entriamo quotidianamente in contatto. Massima dedizione, quindi, all’erogazione di servizi e prestazioni professionali, ma solo a patto che ci siano le condizioni per poterli svolgere in totale sicurezza.
  2. La mancata sospensione delle attività professionali non implica in alcun modo l’esclusione dalle misure economiche che il Governo sta mettendo a punto per i professionisti ordinistici, e che vanno nella direzione delle proposte avanzate dal Consiglio Nazionale assieme alla Rete delle Professioni Tecniche e al Comitato Unitario delle Professioni, delle quali si è dato evidenza nella circolare inviata lo scorso 20 marzo «Decreto legge Cura Italia n. 18 del 17/3/2020 – Misure per i professionisti».

In tal senso, prosegue speditamente il lavoro e l’interlocuzione con i ministeri competenti per l’emanazione del Dm attuativo dell’art. 44 (entro 30 giorni dal 17 marzo).

Anticipo, infine, che il Consiglio Nazionale è impegnato nella redazione delle linee guida inerenti i principali ambiti di prestazioni professionali, erogate in regime di limitazione da Covid-19: il dossier sarà reso disponibile a tutti gli iscritti nei prossimi giorni.

Maurizio Savoncelli
Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati

 

16/02/2020 Bonus facciate, il catalogo ufficiale dei lavori con detrazione al 90%

La circolare 2/E delle Entrate chiarisce quali sono gli interventi agevolati. Dai balconi alle grondaie, dal cappotto termico agli impianti.

 

Il set degli interventi premiati dal bonus facciate è finalmente chiaro. Le Entrate hanno definito (con la circolare 2/E) il campo d’azione della maxi-detrazione Irpef/Ires al 90% riservata alle spese sostenute nel 2020. È confermato che lo sconto fiscale si applica agli edifici residenziali o non abitativi, purché situati nelle zone urbanistiche A e B o assimilate dalla normativa regionale o comunale.

Ecco il glossario delle opere agevolate, con l’indicazione di quelle che potrebbero anche beneficiare di altri bonus casa.

 

Balconi
Ok al bonus facciate del 90% per interventi di pulitura e tinteggiatura della superficie, consolidamento, ripristino o rinnovo degli elementi costitutivi dei balconi posti sulla facciata esterna. Bonus ammesso anche se i lavori sui balconi rientrano nel recupero o restauro della facciata esterna.

In assenza dei requisiti per il bonus facciate (es. per edifici in zona C o per balconi su facciata interna non visibile dalla strada), c’è la detrazione standard del 50 per cento. Attenzione: in questo caso la manutenzione ordinaria (come la pulizia e tinteggiatura) è agevolata solo sulle parti comuni condominiali.

Cancelli e portoni
Non hanno il bonus facciate, ma possono generalmente beneficiare della detrazione standard del 50 per cento. Se l’intervento è finalizzato a migliorare la sicurezza, risulta agevolato a prescindere dall’inquadramento edilizio (es. cambio della serratura, installazione di grate e così via).

Cornicioni

Ammesso il bonus facciate per i lavori riconducibili al decoro urbano (pulizia, tinteggiatura, consolidamento, ripristino o rinnovo), se si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.

Se non ci sono i requisiti per il bonus facciate, c’è la detrazione standard del 50 per cento.

Facciata
Sono agevolati con il bonus del 90% gli interventi di pulitura, tinteggiatura, consolidamento, ripristino, miglioramento delle caratteristiche termiche, rinnovo degli elementi costitutivi della facciata esterna. Il tutto, però, a due condizioni:
– deve trattarsi dell’involucro esterno visibile dell’edificio (intero perimetro esterno), escluse le facciate interne non visibili dalla strada o da suolo pubblico.
– se l’intervento influisce dal punto di vista termico, o comunque interessa oltre il 10% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, per avere il bonus del 90% bisogna rispettare i requisiti minimi indicati nel Dm 26 giugno 2015 e i valori limite di isolamento termico (trasmittanza) di cui al Dm 26 gennaio 2010.

In alternativa al bonus facciate (es. facciate confinanti con cortili o cavedi), se l’intervento raggiunge i requisiti di isolamento termico, si può avere l’ecobonus del 65%, elevato al 70% per interventi su parti condominiali che interessano almeno il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio (per queste ultime due detrazioni, già prorogate sino alla fine del 2021 per gli interventi su parti comuni, è possibile la cessione del credito).

In assenza dei requisiti per il bonus facciate: detrazione del 50% sulle ristrutturazioni.

Finestre
Non sono premiate dal bonus facciate, così come vetrate, infissi e grate. In caso di riparazione o sostituzionesenza modifiche di materiali, forma e/o colori: detrazione del 50% solo su parti comuni condominiali.

In caso di sostituzione con modifica di materiale, forma e/o colore: detrazione del 50%; in alternativa, è possibile l’ecobonus (che è anche detrazione Ires, e non solo Irpef) se si raggiungono i requisiti di isolamento di cui al Dm 26 gennaio 2010. Anche in quest’ipotesi, per l’ecobonus è possibile la cessione del credito e, per interventi su parti comuni, l’agevolazione è già prorogata fino alla fine del 2021.

Grondaie
Ammesso il bonus facciate per riparazione o sostituzione, se le grondaie si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.

Se non ci sono i requisiti per il bonus facciate, c’è la detrazione standard del 50 per cento.

Impianti
La detrazione del 90% riguarda solo la sistemazione delle parti impiantistiche che si trovano sulla parte opaca della facciata (es. cavi dei condizionatori o dell’antenna). Su altre parti impiantische, invece, spetta la detrazione standard del 50 per cento.

Lastrico solare

Le coperture orizzontali, come lastrici e terrazze, non sono parte della facciata esterna. Per gli interventi su queste componenti edilizie spettano quindi le altre detrazioni (50% edilizio standard, o ecobonus al 65% se si raggiungono i requisiti di rendimento energetico).

Muro di cinta
Gli interventi sul muro di cinta o su eventuali recinzioni dell’edificio non possono avere il bonus facciate, perché la recinzione non costituisce parte dell’involucro del fabbricato. Questi interventi possono avere il 50% edilizio standard (grate e cancellate potrebbero essere agevolate in quanto opere anti-intrusione).

Ornamenti e fregi
Ai fini del bonus facciate, sono parificati ai balconi. Quindi, hanno il 90% gli interventi – compresa la semplice pulitura o tinteggiatura – dei fregi e degli ornamenti sulle facciate esterne. In alternativa, spetta la detrazione del 50% sui lavori edilizi standard.

Parapetti e pluviali
Ammesso il bonus facciate per riparazione o sostituzione di parapetti e pluviali, se si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.

Se non ci sono i requisiti per il bonus facciate, c’è la detrazione standard del 50 per cento.

Ponteggio

Le spese per il noleggio del ponteggio per le facciate esterne, anche se pagate a un’impresa diversa da quella che esegue i lavori, sono comprese nella detrazione del 90 per cento.

Progettazione
Rientrano nel bonus facciate anche le spese di progettazione e le altre spese professionali (es. perizie, sopralluoghi, redazione Ape, asseverazione).

Tende e schermature solari
Tende e schermature solari non beneficiano del bonus facciate, ma di una particolare tipologia di ecobonus al 50%, che agevola però l’installazione (non la semplice manutenzione) dei sistemi di schermatura indicati all’allegato M del Dlgs 311/2006. Anche in questo caso, per l’ecobonus è possibile la cessione del credito e, per interventi su parti comuni, l’agevolazione è già prorogata fino alla fine del 2021.

Tetto
Le coperture non sono parte della facciata esterna. Come accade per i lastrici solari, per gli interventi su queste componenti edilizie spettano quindi le altre detrazioni (50% edilizio standard, o ecobonus al 65% se si raggiungono i requisiti di rendimento energetico).

tratto da: https://www.ilsole24ore.com/art/bonus-facciate-catalogo-ufficiale-lavori-detrazione-90percento-ACg5GcJB?utm_medium=FBSole24Ore&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR2YeZwVybLGei1Jltz05-O0VWZbU6eaecU4X6X2YC-VViluzZ-ng1e5gt0#Echobox=1581783754

Consumo sul posto immediato negli esercizi di vicinato: possibile abbinare tavoli e sedute

Il Consiglio di Stato, con sentenza dello scorso mese di marzo, ha emesso una pronuncia innovativa sul cosiddetto “consumo sul posto”, che supera il principio della “non abbinabilità” di tavoli e sedie, sì che il discrimine tra l’attività di somministrazione di alimenti e bevande e quella di vendita per il consumo sul posto da parte degli esercizi di vicinato rimane unicamente la presenza o meno del servizio assistito.

Come è noto, il DL 4 aprile 2006, n. 223 (convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2006, n. 248) stabilisce che le attività commerciali, sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni: il divieto o l’ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo immediato dei prodotti di gastronomia presso l’esercizio di vicinato, utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.

Lo stesso decreto consente il consumo sul posto anche ai titolari di impianti di panificazione con le stesse modalità applicative cui devono sottostare i titolari di esercizi di vicinato.

Il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, stabilisce che anche agli imprenditori agricoli è consentito effettuare “… il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita, utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo, con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-sanitario”.

Attraverso successive interpretazioni intervenute per circolari e risoluzioni il Ministero dello sviluppo economico ha ritenuto che:

  • tali fattispecie di consumo sul posto non possono essere automaticamente estese alle attività artigianali diverse da quelle dei panificatori, quali gelaterie, pizzeria al taglio, e così via (salvo non svolgano nella stessa sede legittimamente anche attività di vendita al dettaglio quale esercizio di vicinato) in quanto non previste dalla disciplina normativa nazionale di riferimento;
  • nei locali degli esercizi di vicinato, gli arredi non possono coincidere con le attrezzature tradizionalmente utilizzate negli esercizi di somministrazione, quali ad esempio le apparecchiature per le bevande alla spina, tavoli e sedie così come macchine industriali per il caffè, né può essere ammesso, in quanto espressamente vietato dalla norma, il servizio assistito.
  • per garantire le condizioni minime di fruizione è stato ritenuto ammissibile solo l’utilizzo di piani di appoggio di dimensioni congrue all’ampiezza ed alla capacità ricettiva del locale nonché la fornitura di stoviglie e posate a perdere;
  • successivamente, il MISE ha previsto la possibilità di consentire la presenza di un limitato numero di panchine o altre sedute non abbinabili ad eventuali piani di appoggio, essendo invece tipica di bar e ristoranti la consumazione seduti al tavolo, anche se eventualmente svolta con modalità self-service.

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2280, del 21 marzo 2019, ha superato le condizioni poste dal MISE alla presenza di arredi, mantenendo l’unico limite dell’assenza del servizio assistito di somministrazione.

Secondo i giudici vale il principio, di carattere generale, secondo cui negli esercizi di vicinato, allorché legittimati alla vendita dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare, è ammesso il consumo sul posto di prodotti di gastronomia, purché in assenza del servizio “assistito” di somministrazione.

Ad avviso del Consiglio di Stato deve pertanto concludersi che in assenza di un vero e proprio servizio al tavolo da parte di personale impiegato nel locale, il mero consumo in loco del prodotto acquistato, sia pure servendosi materialmente di suppellettili ed arredi – anche dedicati – presenti nell’esercizio commerciale (ossia, in primis, tavoli e sedie, ma a rigore anche tovaglioli o stoviglie, la cui generale messa a disposizione per un uso autonomo e diretto di per sé non integra un servizio di assistenza al tavolo, ben potendo essere utilizzati anche dagli acquirenti che decidano di non fermarsi nel locale), non comporta un superamento dei limiti di esercizio dell’attività di vicinato.

Del resto, il DL 4 aprile 2006, n. 223, inequivocabilmente precisa che l’attività di vicinato può porsi in essere “utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda”, ossia innanzitutto – ed intuibilmente – tavoli e sedie, a prescindere dal fatto che queste siano collegate o meno ai primi.

Non trova quindi fondamento normativo né logico la pretesa, tra l’altro, di precludere l’abbinamento tra arredi, sedie e tavoli, posto da alcune circolari e risoluzioni del Ministero dello sviluppo economico.

Ferma restando, come già detto, l’irrilevanza degli “abbinamenti” tra tavoli e sedie, il Collegio ha ritenuto che la mera presenza, sui primi, di stoviglie e sottopiatti (così come, in ipotesi, di tovaglie o altri accessori atti a preservare l’igiene e la pulizia degli arredi) non fornisca un univoco indice della sussistenza di un servizio al tavolo ad opera del gestore del locale, presupposto ineludibile perché possa esorbitarsi dal contesto del consumo sul posto nell’esercizio di vicinato.

 

TRATTO DA: http://www.confesercenti.gr.it/consumo-su-posto-esercizio-di-vicinato-possibile-abbinare-tavoli-sedie/

16 marzo 2019 – “Comuni montani, l’Imu sui terreni agricoli per il 2014 non andava pagata”

La commissione tributaria provinciale, accogliendo il ricorso di una piacentina proprietaria di alcuni appezzamenti nel territorio di Pianello, ha stabilito chel’Imu 2014 per i terreni agricoli dei comuni collinari e montani della nostra provincia non andava pagata.
Un pronunciamento che apre la porta a decine di ricorsi e che potrebbe esporre tutti i Comuni piacentini di collina e montagna a una raffica di richieste di rimborso.

“Fino al 2013 la tassazione non era dovuta per le zone svantaggiate – spiega l’avvocato Gian Piero Antonini Zambelli, legale della donna – mentre per il 2014 e il 2015 venne reintrodotta da parte del governo. Di fatto, però, la normativa cambiò solo nel 2015, perché nel 2014 non fu convertito il relativo decreto legge. Quindi, secondo il principio per cui nessuna legge può imporre un’imposizione retroattiva, la mia assistita non pagò e ora la commissione tributaria le ha dato ragione”.

tratto da: www.liberta.it

28 gennaio 2019 – PROGETTI FINANZIABILI PER LA SICUREZZA DELLE IMPRESE: LA NUOVA EDIZIONE DEL BANDO INAIL (ISI)

Di seguito il link dove sono illustrati le tipologie di progetti finanziati a fondo perduto, contenuti nel bando indetto dall’Inail:

 

 

http://www.unionecommerciantipc.it/news-157/news/progetti-finanziabili-per-la-sicurezza-delle-imprese-la-nuova-edizione-del-bando-inail-isi.html?fbclid=IwAR2THiEeCRfIvlQpRQS_BgDZ1YOc28TY1i3yZTP9FH9WCSnslJwiq6kMBao

16 ottobre 2018 – Flat tax 15% per le Partite Iva fino a 65 mila euro e proroga di un anno dei bonus casa

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di ieri sera, ha dato il via libera al disegno di legge di Legge di Bilancio 2019 ‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021’ e ai due DL ‘Disposizioni urgenti in materia fiscale’ e ‘Disposizioni urgenti per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili’, cioè il Decreto Fiscale e il Decreto Semplificazione.

Subito dopo la seduta il Documento programmatico di Bilancio 2019 è stato inviato a Bruxelles. Vediamo le misure di interesse per il nostro settore:

Flat Tax 15% per Partite Iva fino a 65 mila euro

Il disegno di legge di Legge di Bilancio 2019 estende la soglia del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15%. Si tratta di una misura ampiamente annunciata che alza a 65.000 euro il tetto di fatturato del regime forfettario, ora fissato a 30.000 euro.

Il nuovo regime con tassazione al 15% sarà introdotto dal 1° gennaio 2019 e amplierà la platea di almeno altre 500mila partite Iva rispetto a quelle che già oggi rientrano nel regime forfettario. Dal 2020 il tetto di ricavi e compensi salirà a 100mila euro. Una norma che dovrà però prima ottenere il via libera di Bruxelles. È confermata l’aliquota del 5% per 5 anni per le nuove attività.

Ecobonus, bonus ristrutturazioni, bonus mobili e bonus verde

Il documento inviato a Bruxelles prevede la proroga al 31 dicembre 2019 del bonus ristrutturazione del 50% e dell’ecobonus per gli interventi di efficientamento energetico, sia di quelli detraibili al 65% che di quelli per i quali l’anno scorso l’aliquota è stata abbassata dal 65 al 50% (infissi, schermature solari, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione almeno in Classe A e caldaie a biomassa).

Vengono prorogati al 2019 anche il bonus del 50% per mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata finalizzati all’arredo degli immobili oggetto di ristrutturazione e il bonus verde del 36%.

Il sismabonus non è citato nel documento, per cui riteniamo che non sia prevista alcuna novità sostanziale. La proroga non è necessaria perchè questa detrazione scade il 31 dicembre 2021.

L’orizzonte temporale delle proroghe dei bonus casa è stato prospettato nelle scorse settimane da esponenti del Governo: a fine settembre il presidente della commissione Industria del Senato Gianni Girotto (M5S) annunciava una proroga ‘fino al 31 dicembre 2021 con un decalage’ per tutto il pacchetto degli sconti dedicati ai lavori in casa (ecobonus, bonus ristrutturazioni e relative diramazioni), mentre pochi giorni fa, rappresentanti del Ministero dello Sviluppo economico hanno promesso alle imprese una ‘proroga almeno biennale’ delle detrazioni.

15 miliardi di euro per gli investimenti pubblici

Si stanziano 15 miliardi di euro aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico e dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti di investimento.

Fatturazione elettronica, IVA e Ires

Il Decreto Fiscale, tra le numerose misure, conferma al 1° gennaio 2019 l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica, riducendo per i primi 6 mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici.

Dà la possibilità di emettere fatture entro 10 giorni dall’operazione alla quale si riferiscono e prevede che le fatture debbano essere annotate nel registro entro il giorno 15 del mese successivo alla loro emissione. Si prevede che il pagamento dell’Iva slitti al momento in cui la fattura viene incassata.

Si taglia dal 24% al 15% l’Ires sugli utili reinvestiti per ricerca e sviluppo, macchinari e per garantire assunzioni stabili, incentivando gli investimenti e l’occupazione stabile.

Semplificazioni in materia di appalti

Il Decreto Semplificazione introduce semplificazioni in materia di appalti. Il comunicato del Governo non entra nei dettagli. Se fosse confermato quanto previsto la scorsa settimana con la Nota di aggiornamento al DEF, si tratterebbe di uno snellimento della fase di programmazione delle delibere Cipe, “con un collegamento più stretto con il lavoro progettuale delle Stazioni Appaltanti”.

La riforma – spiegava il DEF – faciliterà l’accesso delle PMI al mercato degli appalti, cosa che, secondo il Governo, limiterà anche il fenomeno del subappalto. I contratti sotto la soglia comunitaria, si legge nel DEF, verranno assegnati con una riserva di quote per le PMI, contemplando una riserva anticipata di quote appaltabili. Si intende così ridurre le possibilità di deroga al Codice Appalti e introdurre il principio della territorialità, cioè gli ‘appalti a chilometro zero’.

Le modifiche al Codice degli Appalti avranno, inoltre, l’obiettivo di rendere più efficienti i pagamenti della Pubblica Amministrazione e di facilitare l’estensione della compensazione tra crediti e debiti della Pubblica Amministrazione.

640 milioni per le ferrovie e 25 milioni di euro per Genova

Con il Decreto Semplificazione viene autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per il 2018 per finanziare la parte servizi 2016/2021, del contratto di programma tra Ministero delle infrastrutture e Ferrovie dello Stato. Per la parte investimenti 2017/2021, invece, si prevede la spesa di 600 milioni per il 2018.

Sono stanziati ulteriori fondi per Genova. Per la ristrutturazione dell’Autotrasporto 10 milioni di euro per il 2018 e 15 milioni per l’adeguamento dei porti.

 

 

tratto da www.edilportale.com

10 maggio 2018 – Bonus Verde: novità e opportunità della detrazione per il giardino

Una grossa novità del 2018 è rappresentata dalla possibilità del cosiddetto “Bonus Verde”, cioè, la detrazione fiscale prevista a fronte di spese sostenute per la sistemazione di aree verdi pertinenziali ad una singola abitazione o ad edifici condominiali. Come per tutte le altre detrazioni fiscali già valide negli anni precedenti, anche il Bonus Verde ha delle regole precise.

 

Bonus verde: le caratteristiche

È detraibile in 10 quote annuali di ugual valore dalla dichiarazione dei redditi a partire dall’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese. La detrazione spetta nella misura del 36% della spesa sostenuta con un massimale di € 5.000; quando si parla di condominio, invece, il 36% ed il massimale di € 5.000 sono da considerare per ogni singola unità immobiliare che partecipa alla spesa.

Al contrario del Bonus Mobili, il Bonus Verde è una detrazione completamente autonoma e non deve esser collegata ad altre attività lavorative di ristrutturazione; pertanto, quando si sostengono delle spese per rifare il cortile (senza che siano eseguite altre opere edilizie), ogni condomino avrà diritto alla detrazione del 36% della spesa sostenuta.

Bonus verde: cos’è detraibile

Le opere detraibili sono tutte quelle riconducibili genericamente alla sistemazione delle aree verdi, quali ad esempio:
– la semina di un nuovo manto erboso dopo aver disfatto quello precedente;
– la realizzazione o manutenzione di un impianto di irrigazione;
– la realizzazione o manutenzione di un pozzo;
– la realizzazione o manutenzione di un tetto-giardino o giardini pensili;
– le spese per la progettazione colturale dell’area verde e delle aiuole;
– l’acquisto e posa di nuovi vasi e fioriere per parti comuni (in attesa di eventuali ulteriori indicazioni dall’Agenzia delle Entrate).

Gli adempimenti

In tutti questi casi, dunque, non sarà necessario presentare alcuna pratica in Comune o all’ENEA, né tantomeno produrre comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, ma solamente procedere con un pagamento tramite bonifico bancario speciale per “ristrutturazione edilizia”, nell’attesa che le banche si attrezzino con una nuova dicitura e che l’Agenzia delle Entrate fornisca ulteriori chiarimenti.

L’unico adempimento previsto alla data attuale è dunque quello di consegnare a chi cura la dichiarazione dei redditi la copia della fattura e del relativo bonifico bancario e di conservare tali documenti negli anni a venire.

Bonus Verde nei condomini

In commento al Bonus Verde nei condomini, si può affermare che spetti un totale complessivo 36%+36% (massimale complessivo di € 10.000) al singolo condomino che proceda con delle spese per la sistemazione di verde privato (36% – 5.000 €) oltre a partecipare per la propria quota alla sistemazione del verde condominiale (36% – 5.000 €).

Altri casi particolari

Per eventuali altri casi particolari, come la vendita dell’immobile che beneficia della detrazione o la morte del beneficiario valgono le medesime regole delle altre detrazioni fiscali. Inoltre la detrazione del Bonus Verde può dirsi valida anche per gli imprenditori individuali e le società di persone (snc, sas ess) se l’immobile su cui si eseguono i lavori di sistemazione del verde non costituisce un bene strumentale all’attività dell’impresa.

tratto da: https://www.ediltecnico.it/62430/bonus-verde-ultime-novita-oportunita/