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30 maggio 2017 – Con la ristrutturazione il valore delle case aumenta del 29%

progetto30/05/2017 – La crisi edilizia ha spazzato via molte imprese e posti di lavoro, ma ha anche portato alla luce nuovi bisogni da cui ripartire per cogliere le opportunità di crescita. Lo ha messo in luce il rapporto “Una nuova edilizia contro la crisi” elaborato da Cresme e Fondazione Symbola.

Secondo il rapporto, il prossimo ciclo edilizio sarà il primo ciclo dell’ambiente costruito, in cui si punterà su innovazione, risparmio, sicurezza e qualità per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Operazioni che hanno già dimostrato di movimentare risorse consistenti. Le ristrutturazioni hanno dimostrato di poter accrescere il valore delle abitazioni. A renderle più interessanti sono gli incentivi fiscali per il miglioramento del patrimonio edilizio esistente.

Edilizia, crisi e ripresa con le ristrutturazioni

Dal 2008 il settore edile ha perso 600mila posti di lavoro. Nel 2016 c’è stata una debole ripresa trainata dal mercato delle ristrutturazioni. Il rapporto evidenzia che il mercato si è completamente riconfigurato e ha portato alla luce nuovi bisogni. La nuova fase ciclica che si sta aprendo potrebbe quindi essere definita, spiega il rapporto, come “il primo ciclo dell’ambiente costruito”.

La riqualificazione edilizia ha assorbito il 79% della produzione del 2016. Il fenomeno oltrepassa la dimensione edilizia e va letto, spiega il rapporto, attraverso l’integrazione tra costruzioni, impianti e servizi.

Ad accrescere l’importanza della riqualificazione edilizia contribuiscono nuove tendenze, come l’attenzione al consumo di suolo e stili di vita improntati alla sostenibilità, attenti all’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi.

La riqualificazione aumenta il valore delle case

Gli interventi di riqualificazione si ripercuotono sul valore delle case. Analizzando le offerte immobiliari residenziali, il Cresme ha rilevato che mediamente le abitazioni ristrutturate immesse sul mercato hanno un valore del 29% superiore a quelle non ristrutturate. Le abitazioni ristrutturate, inoltre, hanno un prezzo medio superiore anche al prezzo medio delle abitazioni nuove: una abitazione ristrutturata in Italia viene posta sul mercato mediamente al valore di circa 300.000 euro, mentre una non ristrutturata è messa sul mercato al valore di 233.000 euro e una abitazione nuova al prezzo di circa 280.000.

Per fare un esempio, a fronte di un intervento medio di 14.500 euro, un’abitazione ristrutturata aumenta il suo valore di 65.750 euro. L’indagine mostra anche che nelle provincie in cui la percentuale di abitazioni riqualificate è più alta, il mercato è più intenso e registra il maggior numero di compravendite.

Il ruolo degli incentivi fiscali

Dal 2007 al 2016, riporta il rapporto, i lavori di manutenzione straordinaria del patrimonio residenziale esistente incentivati fiscalmente sono stati pari a 190 miliardi di euro; nel 2016 sono stati 28,2 miliardi, con un incremento del 12,3% rispetto al 2015. I lavori incentivati rappresentano nel 2016 il 57% dei lavori di manutenzione straordinaria residenziale svolti in Italia. Nell’ultimo quadriennio 2013-2016 gli investimenti incentivati hanno generato poco meno di 270mila posti di lavoro diretti ogni anno, ma se si considerano anche i lavori dell’indotto si superano i 400mila occupati l’anno: nel solo 2016 sono stati 419mila.

Secondo lo studio, va migliorato il livello di conoscenza degli incentivi. Ipsos, per conto di Symbola, ha rilevato che l’Ecobonus è conosciuto dal 76% degli italiani, il 15% dei quali afferma di averlo utilizzato. Il sismabonus è invece conosciuto dal 54% degli intervistati.

Secondo i dati Symbola-Unioncamere, dal 2010 al 2013 il 24,5% delle imprese edili ha fatto investimenti green. Scommettere su questa nuova edilizia vuol dire supportare l’efficienza energetica, la sicurezza della popolazione e il lavoro.

“La crisi – scrivono Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera e Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, nella premessa del rapporto – ha posto all’ordine del giorno nuovi bisogni cui far fronte con risposte nuove. Per accettare le sfide che il presente e il futuro ci pongono, l’Italia deve fare quello che meglio di ogni altro Paese sa fare, l’Italia deve fare l’Italia e tenendo insieme bellezza e tecnologia, innovazione e tradizioni, coesione sociale e competitività potrà dare a queste domande risposte adeguate. L’edilizia di cui parliamo in questo report può essere una di quelle risposte”.

 

 

tratto da www.edilportale.com

25 maggio 2017 – Fabbricati rurali non dichiarati al catasto: 6 mila avvisi in arrivo a Piacenza

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Fabbricati rurali non ancora dichiarati al catasto edilizio urbano. In partenza oltre 1 mln di avvisi bonari per i proprietari di 800mila immobili. A Piacenza sono 6mila

Al via gli avvisi del Fisco per i proprietari dei fabbricati rurali non ancora dichiarati al Catasto Edilizio Urbano. L’Agenzia delle Entrate prosegue l’attività di accertamento dei fabbricati rurali che risultano censiti ancora al Catasto Terreni, avviando una campagna di sensibilizzazione per permettere agli intestatari catastali di questi immobili di regolarizzare la propria posizione.

Ai nastri di partenza oltre un milione di avvisi bonari – I titolari di diritti reali sui fabbricati che possiedono i requisiti di ruralità avevano l’obbligo di dichiararli al Catasto Edilizio Urbano entro il 30 novembre 2012, mentre per i fabbricati che possedevano in passato i requisiti di ruralità, successivamente persi, la dichiarazione in catasto andava presentata entro 30 giorni dalla data di perdita dei requisiti.

Per promuovere la regolarizzazione spontanea delle singole posizioni, nelle prossime settimane l’Agenzia delle Entrate invierà a livello nazionale, tramite il servizio postale, avvisi bonari ai proprietari dei circa 800mila fabbricati rurali, o loro porzioni, censiti al Catasto Terreni e da dichiarare al Catasto Edilizio Urbano.

L’avviso bonario consentirà a ciascun soggetto di conoscere la propria posizione e verificare quali immobili sono soggetti all’obbligo di dichiarazione.

Come regolarizzare la propria posizione – I proprietari che aderiscono agli avvisi dell’Agenzia, presentando una dichiarazione di aggiornamento catastale, potranno beneficiare dell’istituto del ravvedimento operoso, con un notevole risparmio sulle sanzioni che, ad esempio, si riducono da un importo compreso tra € 1.032 e € 8.264 ad un importo di € 172 (pari ad 1/6 del minimo).

In assenza della dichiarazione, le Direzioni Provinciali/Uffici Provinciali – Territorio dell’Agenzia delle Entrate procederanno all’irrogazione delle sanzioni previste dalla legge e all’accertamento in sostituzione del soggetto inadempiente, con oneri a carico dello stesso.

Come segnalare all’Agenzia eventuali inesattezze – Nel caso in cui l’avviso bonario dovesse presentare delle inesattezze, il proprietario potrà comunicarle all’Agenzia:
compilando l’apposito “modello di segnalazione” allegato all’avviso; utilizzando il servizio online disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it

Ulteriori informazioni sui fabbricati rurali sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione Cosa devi fare > Aggiornare dati catastali e ipotecari > Fabbricati rurali.

 

tratto da www.piacenzasera.it

17 gennaio 2017 – I Fabbricati Rurali che secondo l’Agenzia non sono ancora in regola

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È disponibile da oggi, sul sito internet delle Entrate, l’elenco dei fabbricati rurali che risultano ancora censiti nel Catasto terreni.

L’Agenzia ricorda che i titolari di diritti reali sugli immobili rurali hanno l’obbligo di dichiararli al Catasto fabbricati: se questo non è stato fatto entro il termine previsto del 30 novembre 2012, i proprietari possono ancora presentare la dichiarazione di aggiornamento, usufruendo dell’istituto del ravvedimento operoso. In mancanza, gli Uffici provinciali-Territorio dell’Agenzia delle Entrate procederanno all’accertamento, in via sostitutiva del soggetto inadempiente, con oneri a carico dello stesso e applicando le sanzioni previste dalla legge.

Sanzioni ridotte per la regolarizzazione spontanea

– La legge 214/2011 (cosiddetta “Salva Italia”) ha previsto l’obbligo, per i proprietari di fabbricati rurali che risultavano ancora censiti al Catasto terreni, di dichiararli al Catasto fabbricati. I proprietari inadempienti riceveranno nelle prossime settimane una comunicazione da parte dell’Agenzia, che li inviterà a regolarizzare spontaneamente la situazione catastale dell’immobile, beneficiando di sanzioni ridotte.

Con le modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2015, infatti, se il cittadino provvede autonomamente all’iscrizione in catasto, può beneficiare dell’istituto del ravvedimento operoso, con un notevole risparmio sulle sanzioni che, a titolo esemplificativo, si riducono da un importo compreso tra € 1.032 e € 8.264 ad un importo di € 172 (pari ad 1/6 del minimo).

A tal fine, il proprietario, avvalendosi di un professionista tecnico abilitato, dovrà presentare agli uffici dell’Agenzia l’atto di aggiornamento cartografico (Pregeo) e la dichiarazione di aggiornamento del Catasto fabbricati (Docfa).

Quando l’accatastamento non è necessario

Sono esclusi dall’obbligo di accatastamento i seguenti fabbricati:

  •  manufatti con superficie coperta inferiore a 8 metri quadrati;
  •  serre adibite alla coltivazione e alla protezione delle piante sul suolo naturale;
  •  vasche per l’acquacoltura o di accumulo per l’irrigazione dei terreni;
  •  manufatti isolati privi di copertura;
  •  tettoie, porcili, pollai, casotti, concimaie, pozzi e simili, di altezza utile inferiore a 1,80 metri e di volumetria inferiore a 150 metri cubi;
  •  manufatti precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo;
  •  fabbricati in corso di costruzione o di definizione;
  •  fabbricati che presentano un accentuato livello di degrado (collabenti).

 

Per qualsiasi informazione o richiesta di preventivo gratuito, è possibile contattare lo Studio Tecnico Geom. Borlenghi Giulio  al 340 2849398

23/12/2016 Ristrutturazioni, avanti per tutto il 2017 con il bonus 50%

Ci sarà un anno in più per usufruire delle detrazioni del 50% sugli interventi di ristrutturazione. La Legge di Bilancio 2017, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ha prorogato al 31 dicembre 2017 la possibilità di detrarre dall’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) il 50% delle spese sostenute per ristrutturare le abitazioni e le parti comuni dei condomìni.

La legge ha prorogato anche il Bonus Mobili per l’arredo di abitazioni che sono state oggetto di interventi di ristrutturazione e ha introdotto il Bonus Alberghi per la riqualificazione delle strutture ricettive.

Detrazione 50% per le ristrutturazioni

La detrazione Irpef del 50% delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2017, fino ad un tetto massimo ammissibile di 96mila euro, spetta per gli interventi di:
– manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale;
– manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali;
– ricostruzione o ripristino degli immobili danneggiati dalle calamità naturali, a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
– acquisto e costruzione di box e posti auto pertinenziali;
– eliminazione delle barriere architettoniche;
– installazione di dispositivi anti-intrusione;
– cablatura e riduzione dell’inquinamento acustico;
– acquisto e installazione di impianti fotovoltaici;
– messa in sicurezza dal punto di vista sismico (la legge ha introdotto il Sismabonus, che scade il 31 dicembre 2021 e permette di avere incentivi maggiori in base ai risultati raggiunti);
– bonifica dall’amianto;
– installazione di sistemi anti-infortunio.

Sono inoltre detraibili al 50% anche le spese, fino a 96 mila euro, per l’acquisto di edifici residenziali ristrutturati dalle imprese di costruzione.

pagamenti devono essere effettuati con bonifico bancario o postale. La detrazione avviene con un rimborso ripartito in dieci rate annuali di pari importo.

In condominio, le comunicazioni dei dati relativi ai pagamenti dovranno avvenire online entro il 28 marzo di ogni anno.

Bonus Mobili

Fino al 31 dicembre 2017 si può richiedere il Bonus Mobili, cioè la detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione iniziata nel 2016. Non sono agevolabili gli acquisti di porte, pavimenti, di tende e tendaggi e altri complementi di arredo, mobili usati acquistati da venditori privati, antiquari e rigattieri.

Il tetto di spesa ammissibile, come negli anni passati, è di 10mila euro e il rimborso avviene in dieci rate annuali di pari importo.

I pagamenti devono essere effettuati con bonifici bancari o postali, ma sono ammessi anche carte di credito o carte di debito.  Non è consentito, invece, effettuare il pagamento mediante assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento.

Bonus Alberghi

Per il 2017 e il 2018 è riconosciuto un credito di imposta del 65% per la riqualificazione delle strutture ricettive turistico alberghiere, inclusi gli agriturismi. Il credito è ripartito in due quote annuali di pari importo.Per questi interventi è disponibile un plafond di 60 milioni di euro nell’anno 2018, di 120 milioni di euro nell’anno 2019 e di 60 milioni di euro nell’anno 2020.

 

 

tratto da www.edilportale.com

24/10/2016 Bonus ristrutturazioni, ecco gli interventi che si possono detrarre

Come ben sapete, i privati che intendono effettuare delle ristrutturazioni edilizie nella loro abitazione possono usufruire della detrazione fiscale Irpef,  che fino al 31 dicembre 2016 sarà del 50% delle spese sostenute (fino a un massimo di 96.000€).

Ma quali sono i lavori per i quali è possibile usufruire della detrazione fiscale? Di seguito pubblichiamo uno stralcio della Guida rilasciata dall’Agenzia delle Entrate con l’elenco dei lavori detraibili:

 

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19/10/2016 Partito il BONUS amianto per i capannoni e imprese

“Il credito è riconosciuto nella misura del 50% delle spese totali che però, devono sempre superare l’importo minimo di 20 mila euro”

“Saranno finanziati solo gli interventi conclusi, cioè quelli di cui l’impresa possa comprovare i pagamenti effettuati e l’avvenuto smaltimento in discarica dei manufatti contenenti amianto entro il 31 dicembre 2016”

 

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15/09/2016 Rinviata la riforma del catasto: una stangata per i proprietari

Ci vorranno almeno altri due anni per ridefinire i valori imponibili al catasto non più sulla base del numero dei vani ma sui metri quadri dell’immobile.

La riforma del catasto per il momento si allontana. Il governo ha deciso di prendere tempo: ci vorranno almeno altri due anni per ridefinire i valori imponibili non più sulla base del numero dei vani ma sui metri quadri dell’immobile.

Una vera e propria rivoluzione che seppur rimandata di 2 anni potrebbe comportare una vera e propria mazzata fiscale su chi possiede una casa. Di fatto il peso del Fisco sul mattone in questo momento è già poco sostenibile per i proprietari. Le tasse pesano e non poco nelle tasche di chi possiede un immobile. Pochi giorni fa, i ricercatori di Impresa Lavoro, come riporta l’espresso, hanno stimato che nel 2016 si pagheranno 49,1 miliardi di tasse sul mattone, circa 11,4 miliardi in più rispetto al 2011.

Un dato da non sottovalutare: le tasse sono aumentate anche con la scomparsa di una tassa come quella dell’Ici. Mirco Mion, presidente dei geometri fiscalisti (Agefis), pensa però, come racconta a l’Espresso, che la riforma possa portare maggiore equità fiscale: “Chi ha comprato nel periodo del boom edilizio oggi si trova un accatastamento che non rispecchia il valore commerciale, mentre chi ha una casa in centro a Torino paga come una casa popolare nell’estrema periferia. Questo purtroppo è un copione che si ripete in molte città”.

tratto da: www.ilgiornale.it

 

 

2016: Manutenzione straordinaria e ripristino funzionale della Piscina Coperta Comunale di Vigolzone

Manutenzione straordinaria e ripristino funzionale della Piscina Coperta Comunale di Vigolzone, ubicata presso il Centro Sportivo di via Carlo Alberto Dalla Chiesa.

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11 agosto 2016 – Gli immobili vuoti non pagano la Tari- Italia oggi

Gli immobili vuoti non sono soggetti alla Tari. Il mancato utilizzo di un immobile, privo di mobili o di allacci alle reti idriche o elettriche, esonera il contribuente dal pagamento della tassa rifi uti.

È questa la tesi dell’Ifel espressa in uno schema di regolamento Tari predisposto per i comuni, che all’articolo 4 elenca gli immobili esclusi dal prelievo per inidoneità a produrre rifi uti. È una questione dibattuta da anni e che ha fatto registrare contrastanti prese di posizione della giurisprudenza, di legittimità e di merito, e del ministero dell’economia e delle fi nanze. Ad oggi, però, solo la Cassazione non ha cambiato idea e ha sempre mantenuto fermo il principio che non è decisiva ai fini della tassazione la scelta del titolare di usare o meno l’immobile. Ciò che conta è che l’immobile sia oggettivamente utilizzabile o suscettibile di produrre rifi uti. Occorre guardare alle condizioni del locale o dell’area e non all’uso che intende farne l’occupante o il detentore. La maggior parte delle amministrazioni locali, invece, ha escluso dalla tassazione gli immobili inutilizzati, se privi di allacci alle reti, idriche ed elettriche, o di mobili. È evidente, quindi, che la posizione espressa dall’Ifel con il regolamento Tari si pone in contrasto con le regole da tempo affermate dalla Suprema corte e, tra l’altro, con l’interpretazione fornita dallo stesso istituto di fi nanza locale con una nota del 1° settembre 2014. Nella nota Ifel, correttamente, era stato precisato che la tassa è dovuta a prescindere dall’uso degli immobili, purché siano «potenzialmente in grado di produrre rifi uti urbani». Dunque, «indipendentemente dalla circostanza che vi sia un effettivo utilizzo del servizio pubblico». E la regola stabilita dalla Cassazione per la Tarsu vale anche per Tares e Tari. In effetti la Cassazione (ordinanza 18022/2013), per esempio, ha ritenuto legittima la pretesa del comune di Bologna di applicare la Tarsu a un appartamento inutilizzato. Per i giudici di legittimità, il cambio di residenza del contribuente, la denuncia di cessazione dell’occupazione dell’immobile e il mancato consumo di energia elettrica non lo esonerano dal pagamento della tassa rifi uti. Vanno esclusi dalla tassazione solo gli immobili non utilizzabili (inagibili, inabitabili, diroccati). Non ha alcuna rilevanza la scelta soggettiva dei titolari di non utilizzarli. Anche il mancato arredo non costituisce prova dell’inutilizzabilità dell’immobile e della inettitudine alla produzione di rifi uti. Un alloggio che il proprietario lasci inabitato e non arredato si rivela inutilizzato, ma non oggettivamente inutilizzabile. Per la prima volta il principio è stato affermato con la sentenza 16785/2002, poi ribadito con le sentenze 9920/2003, 22770/2009, 1850/2010 e altre. Sempre la Cassazione (ordinanza 1332/2013) ha chiarito che l’esonero dal pagamento non spetta neppure quando il contribuente fornisca la prova dell’avvenuta cessazione di un’attività industriale (nel caso di specie, un oleificio).

tratto da: http://www.fondazioneifel.it/tares/rassegna-stampa/item/3438-gli-immobili-vuoti-non-pagano-la-tari-italia-oggi

28 aprile 2016 – Bonifica dell’amianto sui capannoni, in arrivo il decreto che stanzierà 17 milioni

collegato-ambiente-300x224Sta per vedere la luce il decreto sul credito di imposta per la bonifica dei capannoni dall’amianto. Nei giorni scorsi il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, rispondendo a un question time del deputato Pd Enrico Borghi alla Camera, ha annunciato che il testo è pronto. Il decreto è stato esaminato anche dal Ministero dell’Economia e dall’Agenzia delle Entrate e potrebbe essere presto approvato.

La misura, lo ricordiamo, è stata introdotta dal Collegato Ambiente alla Legge di Stabilità per il 2014 (Legge 221/2015). La norma prevede che la materia sia regolata con un decreto del Ministero dell’Ambiente entro 90 giorni dalla sua entrata in vigore (2 febbraio 2016), quindi entro il 2 maggio 2016. I lavori sembrano quindi a buon punto.

Credito d’imposta per la rimozione dell’amianto

È riconosciuto un credito di imposta del 50% alle imprese che nel 2016 bonificano dall’amianto i propri capannoni.

La spesa sostenuta per la rimozione dell’amianto deve essere maggiore di 20mila euroe non superare i 400 mila euro.

Il credito di imposta può essere usato solo in compensazione di imposte, contributi dovuti all’INPS, altre somme a favore dello Stato, delle Regioni e degli enti previdenziali, come previsto dall’articolo 17 del D.lgs. 241/1997.

Il credito è ripartito e utilizzato in tre quote annuali di pari importo e indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di riconoscimento del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi di imposta successivi nei quali il credito è utilizzato. La prima quota annuale è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del periodo di imposta successivo a quello in cui sono stati effettuati gli interventi di bonifica.

Il credito di imposta non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap).

Il limite di spesa complessivo della misura è di 17 milioni di euro, cioè 5,667 milioniper ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019.

Le domande dovranno essere presentate online attraverso una apposita piattaforma informatica predisposta dal Ministero che sarà disponibile dopo la pubblicazione del decreto.

 

tratto da www.edilportale.com