Consumo sul posto immediato negli esercizi di vicinato: possibile abbinare tavoli e sedute

Il Consiglio di Stato, con sentenza dello scorso mese di marzo, ha emesso una pronuncia innovativa sul cosiddetto “consumo sul posto”, che supera il principio della “non abbinabilità” di tavoli e sedie, sì che il discrimine tra l’attività di somministrazione di alimenti e bevande e quella di vendita per il consumo sul posto da parte degli esercizi di vicinato rimane unicamente la presenza o meno del servizio assistito.

Come è noto, il DL 4 aprile 2006, n. 223 (convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2006, n. 248) stabilisce che le attività commerciali, sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni: il divieto o l’ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo immediato dei prodotti di gastronomia presso l’esercizio di vicinato, utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.

Lo stesso decreto consente il consumo sul posto anche ai titolari di impianti di panificazione con le stesse modalità applicative cui devono sottostare i titolari di esercizi di vicinato.

Il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, stabilisce che anche agli imprenditori agricoli è consentito effettuare “… il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita, utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo, con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-sanitario”.

Attraverso successive interpretazioni intervenute per circolari e risoluzioni il Ministero dello sviluppo economico ha ritenuto che:

  • tali fattispecie di consumo sul posto non possono essere automaticamente estese alle attività artigianali diverse da quelle dei panificatori, quali gelaterie, pizzeria al taglio, e così via (salvo non svolgano nella stessa sede legittimamente anche attività di vendita al dettaglio quale esercizio di vicinato) in quanto non previste dalla disciplina normativa nazionale di riferimento;
  • nei locali degli esercizi di vicinato, gli arredi non possono coincidere con le attrezzature tradizionalmente utilizzate negli esercizi di somministrazione, quali ad esempio le apparecchiature per le bevande alla spina, tavoli e sedie così come macchine industriali per il caffè, né può essere ammesso, in quanto espressamente vietato dalla norma, il servizio assistito.
  • per garantire le condizioni minime di fruizione è stato ritenuto ammissibile solo l’utilizzo di piani di appoggio di dimensioni congrue all’ampiezza ed alla capacità ricettiva del locale nonché la fornitura di stoviglie e posate a perdere;
  • successivamente, il MISE ha previsto la possibilità di consentire la presenza di un limitato numero di panchine o altre sedute non abbinabili ad eventuali piani di appoggio, essendo invece tipica di bar e ristoranti la consumazione seduti al tavolo, anche se eventualmente svolta con modalità self-service.

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2280, del 21 marzo 2019, ha superato le condizioni poste dal MISE alla presenza di arredi, mantenendo l’unico limite dell’assenza del servizio assistito di somministrazione.

Secondo i giudici vale il principio, di carattere generale, secondo cui negli esercizi di vicinato, allorché legittimati alla vendita dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare, è ammesso il consumo sul posto di prodotti di gastronomia, purché in assenza del servizio “assistito” di somministrazione.

Ad avviso del Consiglio di Stato deve pertanto concludersi che in assenza di un vero e proprio servizio al tavolo da parte di personale impiegato nel locale, il mero consumo in loco del prodotto acquistato, sia pure servendosi materialmente di suppellettili ed arredi – anche dedicati – presenti nell’esercizio commerciale (ossia, in primis, tavoli e sedie, ma a rigore anche tovaglioli o stoviglie, la cui generale messa a disposizione per un uso autonomo e diretto di per sé non integra un servizio di assistenza al tavolo, ben potendo essere utilizzati anche dagli acquirenti che decidano di non fermarsi nel locale), non comporta un superamento dei limiti di esercizio dell’attività di vicinato.

Del resto, il DL 4 aprile 2006, n. 223, inequivocabilmente precisa che l’attività di vicinato può porsi in essere “utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda”, ossia innanzitutto – ed intuibilmente – tavoli e sedie, a prescindere dal fatto che queste siano collegate o meno ai primi.

Non trova quindi fondamento normativo né logico la pretesa, tra l’altro, di precludere l’abbinamento tra arredi, sedie e tavoli, posto da alcune circolari e risoluzioni del Ministero dello sviluppo economico.

Ferma restando, come già detto, l’irrilevanza degli “abbinamenti” tra tavoli e sedie, il Collegio ha ritenuto che la mera presenza, sui primi, di stoviglie e sottopiatti (così come, in ipotesi, di tovaglie o altri accessori atti a preservare l’igiene e la pulizia degli arredi) non fornisca un univoco indice della sussistenza di un servizio al tavolo ad opera del gestore del locale, presupposto ineludibile perché possa esorbitarsi dal contesto del consumo sul posto nell’esercizio di vicinato.

 

TRATTO DA: http://www.confesercenti.gr.it/consumo-su-posto-esercizio-di-vicinato-possibile-abbinare-tavoli-sedie/